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Estratto dal testo critico Io sono entità di Laura Catini, cat. della mostra Animamundi – Spazio Hangar, Roma 2024

*L’opera prevede una sua espansione, tramite l’impiego della sabbia, candele, superfici specchianti, involucro di elio e luce led.

“...Una linea, nei suoi andamenti opposti, decreta lo spazio e il tempo che già Aristotele fissava nelle sue congetture, ferreamente decise nel superare la sua stessa filosofia della natura, per essere sorgenti di originazione delle analisi prodotte dai maggiori esponenti della rivoluzione scientifica del XVII secolo. Corpo tra corpi, l’opera abita lo spazio nel suo respiro totalizzante e infinito, stringente un punto che, dal perno fervente, si diffonde in una direzione temporale non “inventariabile” nella sua stessa definizione di essere tempo precisabile. Il luogo è posizione stessa del medesimo corpo tangibile tra le altre entità. La riduzione metrica attraversa i sensi per espandersi nel fluttuare etereo. Il misticismo avvolge l’intero che si connota, affondando il suo seme nella storicità locale e denotando lo spazio in una sua essenza e forma vitale individuali dal contingente. Nell’operato di Diana, tuttavia né il tempo né lo spazio possono intercedere al finito, bensì sono animati solo dall’oltre dimensionale. Quel punto comprime l’energia del moto per affrancarla dipoi, attraverso la propagginazione, in un filo visibile e impercettibile nel dissolversi tra i corridoi esistenziali fino a raggiungere l’etereo. L’entità si libra oltre lo sguardo verso l’empireo, trasmutando in corpo-luce agente. L’essere, nella sua incessante modificazione evolutiva, profila istintivi attraversamenti e vibrazioni sonore. Il codice Morse è espressione estesa nella materia che attraversa, ingenerando altri possibili moduli percettivi autonomi nel loro svolgimento ma, senza por tempo in mezzo, altrettanto parti di un aurorale insieme indefinito. L’oscurità coloristica assorbe il ciglio in un’osservazione immaginativa intima nello spazio interno entropico-incommensurabile. Le ore si assottigliano fino a dissiparsi nel sonoro luogo vissuto dalla nostra che pone il suo percorso in uno sfondamento del piano di calpestio, tramite l’elemento della sabbia che unisce le rive continentali, fendendo ogni effettuabile confine. I detriti sabbiosi sono continuum della via Campana che si spinge fino al suo incontro con il mare, imprimendo all’opera la compresenza dei quattro elementi, quali la terra, il fuoco l’acqua e l’aria”.

 

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